Organizzazioni di significato personale e modelli di attaccamento


Proponiamo un articolo della Dott.ssa Puglisi, psicoterapeuta Cognitivo Interpersonale, iscritta al Registro Italiano degli psicoterapeuti Cognitivo- Interpersonale, che si focalizza sugli stili di attaccamento e le organizzazioni di significato personale, teorie centrali per il cognitivismo post razionalista. L’attaccamento è un processo, autoreferenziale, assai complesso, stabile e continuo nel tempo, che è alla base dello sviluppo e dell’identità personale.

Ogni bambino si può formare come persona a sé stante, quindi come individuo, a partire dal comportamento dei suoi genitori e dalla modalità con cui si relazionano con lui, nonché dal modo in cui esprimono le loro emozioni verso lui stesso.

L’attaccamento è un processo, autoreferenziale, assai complesso, stabile e continuo nel tempo, che è alla base dello sviluppo e dell’identità personale. Per il cognitivismo post razionalista è stato, ed è,  uno dei temi più importanti.

A livello storico l’attaccamento era considerato un insieme di comportamenti messi in atto per ottenere la vicinanza con i genitori; successivamente è stato considerato un processo più complesso caratterizzato da uno scambio continuo tra vicinanza e separazione.

Le categorie di attaccamento sono: sicuro (B), evitante (A) ed ambivalente (C).

Nell’attaccamento evitante i bambini conservano un certo grado di vicinanza con i propri genitori, genitori che appaiono emotivamente distanti e che anticipano a livello cognitivo situazioni di rifiuto. Questi bambini appaiono autonomi, indipendenti ed autosufficienti verso l’ambiente. Sono bambini con ridotto contatto emotivo.

La seconda categoria è quella ambivalente che mantiene la vicinanza con i genitori grazie alle risorse affettive. I bambini piuttosto che perscrutare l’ambiente sono più inclini a concentrarsi sulla relazione con i genitori. Le madri spesso son figure imprevedibili anche se sono presenti per i figli.

Infine, l’ultima, è quella sicura in cui i bambini non hanno difficoltà ad avvicinarsi o allontanarsi dai genitori. Il bambino è autonomo nell’esplorazione dell’ambiente.

Gli evitanti si suddividono in:

  • Evitanti inibiti (A1- A2): essi sono bambini isolati che evitano il contatto con i loro genitori ed evitano di esprimere le loro emozioni. I genitori sono rifiutanti motivo per cui non manifestano ciò che sentono, visto che la risposta scontata è quella del rifiuto.
  • Accudimento compulsivo (A3) si assumono la responsabilità di stimolare i loro genitori affinché si sentano motivati nell’interazione con loro. I genitori sono indifferenti e i bambini utilizzano le loro risorse cognitive per stimolare i loro genitori.
  • Compulsivi compiacenti (A4) non esprimono mai ciò che sentono, sono sempre d’accordo con i genitori e cercano di corrispondere sempre alle loro aspettative. I genitori possono sembrare rifiutanti poiché sono ipercritici e vogliono dal figlio un modello di perfezione molto alto.

Anche i modelli di attaccamento ambivalente si suddividono in sottocategorie:

  • Coercitivi (C1-C2) equivale al “bambino impossibile” combinare guai per lui significa mantenere l’attenzione costante dei genitori. Il bambino C2 è il bambino che se non ottiene ciò che vuole attua meccanismi di urla, pianto e rotture di oggetti; il comportamento è assolutamente manipolatorio.
  • Coercitivo indifeso (C4) si caratterizza per il fatto che i genitori non possono mai lasciarlo da solo, poiché sembra essere incapace e vulnerabile; i genitori nei suoi confronti hanno un altissimo istinto di protezione ed attenzione.
  • Coercitivo seduttivo (C6) i bambini sono seduttivi e compiacenti.

Nella categoria B si possono incontrare i sottotipi (B1-B2) e (B3)

  • B1-B2 sono bambini sicuri-riservati, non hanno problemi ad avvicinarsi ai genitori ma sono resistenti a condividere emozioni faccia a faccia.
  • B3 sono bambini sicuri-sereni non hanno problemi ad avvicinarsi o allontanarsi dai genitori ma ha sempre sotto controllo la relazione attraverso la presa di iniziativa di situazioni emotive.

Queste categorie vengono riprese nelle OSP (organizzazioni di significato personale).

Nell’organizzazione di significato personale depressiva fanno parte i bambini evitanti o accudenti compulsivi; mentre i modelli di attaccamento compiacente compulsivo si incontra nei disturbi dap (disturbo alimentare psicogeno). Nell’OSP ossessiva si hanno modelli di tipo compulsivo compiacente; mentre in quella fobica il modello è di tipo coercitivo.

L’organizzazione di significato personale depressiva è caratterizzata da un’esperienza di perdita che spesso non è fisica ma affettiva. Nel caso del depresso di fronte al tema della perdita si attiveranno due emozioni che si trovano ai poli opposti e che sono la tristezza e la rabbia. Per quanto riguarda l’attribuzione degli eventi, il depresso attribuirà il successo al caso e l’insuccesso a sé stesso. Al fine di rendersi amabile al mondo e di essere riconosciuto dagli altri spesso si pone obiettivi non raggiungibili; a tal proposito si fa notare che essi non hanno problemi né di tipo lavorativo né intellettuale, tuttavia lo hanno nella sfera personale ed affettiva. Molto spesso la rottura affettiva è causa di scompenso, ecco perché al fine di prevenire tale evento il DEP tende a non legarsi o coinvolgersi.

Il FOB da bambino è spesso colui che sta al centro dell’attenzione di tutti i membri della famiglia e gli è spesso inibita l’esplorazione dell’ambiente circostante in maniera autonoma ed indipendente, ambiente che è visto dalle figure adulte come minaccioso ed imprevedibile. I bambini FOB sono atti spesso a richiamare l’attenzione dei genitori attraverso il corpo, avendo imparato sin da piccolo a decodificare le emozioni mediante lo stesso. Il FOB convertirà tutto ciò che riguarda la sfera emotiva in condizione fisica.

La perdita del controllo per il fobico è il maggior fattore scompensante che ci sia ed è il nucleo portante dell’attacco di panico. A livello affettivo, ciò che caratterizza lo stile fobico è la ricerca di protezione, il soggetto deve sentirsi libero di “entrare” o “uscire” dal partner senza sentire costrizione od obblighi.

Per quanto riguarda il DAP, è importante sottolineare come il tema portante di questa organizzazione di significato personale sia la continua conferma dell’identità che si basa su criteri esterni. Il bambino dap corrisponderà ogni momento alle aspettative e ai desideri genitoriali e nel momento in cui sente di perdere la corrispondenza sentirà di perdere anche la propria accettabilità. Molto spesso ciò che si manifesta dietro ad una personalità dappica è il disturbo alimentare come l’anoressia o al contrario, come altra faccia della medaglia, la bulimia. Tutto ciò che mostra il dap è esteriorità, apparenza e perfezione. Le famiglie dappiche sono caratterizzate dal fatto che devono andare sempre d’accordo, e che devono avere tutti un pensiero comune. Il DAP ha continua richiesta di conferme affettive e dipende moltissimo dal giudizio degli altri. A livello affettivo-emozionale spesso una minima critica fa sì che il dappico si senta inadeguato; ciò porta spesso lo stesso a non esporsi per paura di sbagliare.

Ultima organizzazione di significato personale è la OSS (ossessiva). Nella OSP ossessiva c’è una comunicazione analogica in cui manca tenerezza, empatia e calore.

Il bambino OSS è vissuto in famiglie fredde, dove gioco e divertimento non erano contemplati; i bambini ossessivi sono bambini perfetti che vivono in un’eterna polarità e che da adulti svilupperanno la concezione di raggiungere una stabilità ed un’unitarietà attraverso la perfezione.

A livello emotivo ciò che non tollera sono la rabbia e l’aggressività. Ciò non significa che gli ossessivi non si arrabbino o non siano aggressivi, ma significa che ciò può accadere ma non può arrivare a livello di coscienza. Aspetti caratteristici degli OSS possono essere: il senso di giustizia, il moralismo, il vedere tutto o nulla, la presenza di rituali o temi persecutori.

In conclusione, lo stile di attaccamento può dare due tipologie di risposte genitoriali; la prima molto prevedibile e la seconda prevedibile. La focalizzazione collegata alla prima tipologia sarà di tipo inward, mentre quella correlata alla seconda tipologia sarà di tipo outward.

L’assetto inward è caratterizzato da emozioni definite, interno stabile e con pochi dubbi sullo stato interno, i vissuti hanno un forte carico sensoriale ed il soggetto tende a modificare l’esterno per renderlo sintonico con l’interno. Al contrario, l’assetto outward è caratterizzato da emozioni poco definite, i vissuti sono a scarso carico sensoriale, l’interno è mutevole e molti sono i dubbi sui propri stati interni ed infine il soggetto tende a modificare il proprio stato interno per uniformarlo con quello esterno.

BIBLIOGRAFIA

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 Guidano, V. F. (1991). The Self in process. New York: Guilford (Trad. It.: “Il Sé nel suo divenire”, Bollati Boringhieri, Torino, 1992).

Guidano, V. F. (2018) Psicoterapia cognitiva post – razionalista. FrancoAngeli

Cantelmi, T. (2009) Manuale di Psicoterapia Cognitivo – Interpersonale. Alpes

Articolo di Lara Puglisi psicoterapeuta Cognitivo Interpersonale, iscritta al Registro Italiano degli psicoterapeuti Cognitivo- Interpersonale